lunedì 16 aprile 2007

Un colore chiede ad un altro colore:
Se fossi un animale, che animale saresti?
Se fossi uno stato che stato saresti?
Se fossi una lingua che lingua saresti?
Se fossi un suono, che suono saresti?

Questo gioco è un passatempo che molte volte ci viene proposto da amici, per scoprire la nostra personalità o chissà per quale altro motivo; ma se effettivamente dovessimo decidere a che suono associare un determinato colore, quali sarebbero le risposte? Sarebbero tutte molto simili tra loro, o ognuno di noi avrebbe delle percezioni diverse dei colori?

COLORE E SUONO

Il seguente brano è la traduzione di una parte di un interessante articolo scritto da Maurice Touzé nel 1953, in cui viene trattato in maniera prevalentemente scientifica il rapporto tra pittura e musica.

"Fra la pittura e la musica esistono rapporti misteriosi, affinità segrete, per cui queste due arti in molti casi ci emozionano parallelamente. Vetrate di cattedrale e canti di chiesa, fanfare e bandiere che sventolano ci suggeriscono armonie concordanti. Del resto, suoni e colori sono entrambi fenomeni vibratori della stessa natura, di cui noi siamo i ricettori: più rapidi per i colori, meno rapidi per i suoni. È la vibrazione che, in definitiva, suscita l'emozione. Il nostro orecchio percepisce otto ottave (da 32 a circa 8000 vibrazioni al s
econdo), mentre il nostro occhio una sola (da 375 trilioni a 750 trilioni di vibrazioni al secondo). Perciò paragonare tutta la serie sonora udibile alla serie di colori visibili significa paragonare otto volte la stessa cosa a una sola altra cosa. Dunque la difficoltà consiste nel rendere comparabili i suoni e i colori, e questo mi porta a parlare dello spettro dei colori e dello spettro dei suoni. Si sa che facendo passare la luce bianca attraverso un prisma, la si scompone nei suoi elementi costitutivi. I colori che vibrano meno si dispongono da una parte, quelli che vibrano più velocemente dall'altra. Non ci sono altri colori che quelli, e tutti i quadri del mondo sono composti da loro e dalle loro combinazioni. È facile riprodurre i colori dell'arcobaleno sulla tavolozza, nel modo seguente: mettiamo i tre colori detti primari (blu, giallo, rosso) ai vertici di un triangolo equilatero. Fra due colori vicini, collochiamo il colore risultante dalla loro mescolanza. Così, fra il blu e il giallo, risulterà il verde. Fra il giallo e il rosso l'arancione, e fra il rosso e il blu il viola. Ripetiamo un'altra volta la stessa operazione. Fra blu e verde ricaviamo il turchese, fra verde e giallo il giallo-verde. Otteniamo una serie di dodici colori che si succedono in modo regolare e continuo, formando una sorta d'arcobaleno su carta che costituisce il nostro spettro dei colori.
Possiamo ottenere qualcosa di analogo coi suoni?
Comincio scrivendo una nota qualunque: la bemolle, per esempio, poi la faccio seguire dalla sua quinta mi bemolle, poi la
quinta di mi bemolle che è si bemolle e via di seguito. Dopo dodici volte arrivo a sol diesis, che è enarmonicamente equivalente al la bemolle di partenza. Così, di quinta in quinta, e a eguale distanza l'uno dall'altro, ho collocato tutti i suoni utilizzati in musica nel sistema temperato. Per comodità di confronto, dispongo questi dodici suoni su una circonferenza e ottengo il circolo delle quinte, che chiamo spettro sonoro, analogo al circolo dei colori. Questa maniera di ordinare i suoni per quinte non è solamente logica, ma ci è proposta dalla storia della musica, ove affonda le sue profonde radici. La lira di Orfeo, i canti popolari e le antiche cantilene di cinque note, i canti del Tibet, dell'Equatore, dell'Irlanda e della Bretagna, le modalità diatoniche greche, latine, mussulmane e certe modalità indù sono sempre costituiti da una sequenza di quinte".


Maurice Touzé, Lo spettro dei colori e lo spettro dei suoni


Maurice Touzé: Les Sons et les Couleurs. In La Revue Musicale. Décembre-janvier 1953 Numéro 219. Numéro spécial: La musique et le ballet.

SINESTESIA...DAL PUNTO DI VISTA FISICO

Sebbene possa accadere che un senso prevalga rispetto agli altri, la percezione rimane sempre un’esperienza di sinestesia. Il termine sinestesia deriva dai termini greco συν (attraverso) e αισθησίσ (percezione), indicando una influenza nella percezione dei cinque sensi. Si potrebbe dire che indica una situazione dove successivamente ad una stimolazione olfattiva, uditiva, visiva o tattile, questa è percepita come due eventi sensoriali distinti ma conviventi. Questo avviene perché i nostri sensi, pur essendo autonomi, a volte agiscono in relazione uno con l’altro; è importante dire che la sinestesia, non è un fenomeno cognitivo, ma si manifesta automaticamente come fenomeno percettivo, cioè riguarda il nostro modo di interrogare la realtà e di ricevere informazioni. Le sensazioni sono possibili perché il nostro organismo è predisposto a ricevere informazioni sotto forma di energia proveniente dal mondo esterno. La sensazione, propedeutica alla percezione, è possibile perché esistono nel nostro corpo dei “rilevatori di energia” che le scienze hanno chiamato sistemi sensoriali. Ogni sistema sensoriale è sensibile a una determinata forma di energia fisica. I nostri atti mentali, verbali e fisici hanno origine nella mente. Ogni volta che avviene un contatto fra gli organi di senso e gli oggetti esterni, come le forme visibili, gli odori, i suoni, i sapori e le sensazioni tattili, all’interno del corpo nasce una sensazione, da cui si originano reazioni che sono causa di nuove azioni. Le informazioni o stimoli presenti in natura sono molteplici o infiniti; l’uomo non è in grado di riceverli tutti ma nel corso della sua evoluzione ha selezionato solo quelli utili alla sopravvivenza della specie specializzando i sensi a ricevere solo un determinato stimolo o energia (determinate frequenze sonore, onde di un certo tipo, alcune particelle chimiche, etc.).

SINESTESIA...DAL PUNTO DI VISTA STORICO

Il concetto di sinestesia è stato sempre condiviso in Oriente: nei popoli cinesi all’epoca della dinastia Haong-ti (III millennio a.C.) la musica era intesa come una delle componenti di un’espressione artistica unitaria che comprendeva anche la poesia e la danza. In questi popoli la musica è parte di una concezione cosmologica nella quale i suoni sono relazionati ai colori, ai punti cardinali, alle stagioni, ai pianeti e agli elementi. Simili analogie si trovano anche nella musica indiana del periodo vedico (II millennio a.C.), con una pratica musicale fondata sulle râgas, ossia modelli di melodia dal preciso contenuto espressivo ed emotivo, ognuno capace di specifici poteri extramusicali. Sebbene Aristotele avesse addirittura ipotizzato che tutti i sensi fossero uniti tra loro e che per tanto esistesse un senso comune, superiore, nel quale venivano a coincidere le singole sfere sensoriali, la cultura occidentale invece considerò per lungo tempo la sinestesia come una patologia di tipo psicologico di quei pazienti “isterici” che mescolavano le sensazioni o che erano in grado di percepire per esempio suono e colore attraverso il tatto. L’interesse progettuale verso questo aspetto della sensorialità si manifestò con vigore nei primi anni del Novecento, quando si iniziarono ad “annotare” le corrispondenze percettive. Si pensi ad esempio alla musica del compositore francese Debussy, definito impressionista per quella particolare capacità di esprimere con la musica le aspirazioni dell’omonima pittura.
Vennero dunque elaborate delle partiture sinestetiche in cui furono segnati i tempi e i modi di apparizione di suoni, luci e colori. L’idea di sinestesia fu comunque a lungo una metafora a cui molti attinsero per i più disparati riferimenti. Sarà questo «impulso sinestetico dell’Opera» che porterà Richard Wagner a considerare il dramma musicale come Gesamtkunstwerk, ossia come un’opera d’arte totale nella quale si realizza «la sintesi più alta e assoluta di musica, di poesia, di danza e di arti figurative; insomma una perfetta fusione di fenomeni visivi e uditivi» (Rino Maione, Dai Greci a Schönberg, 1986); artisti come Wassily Kandinsky che fu forse colui che ebbe la capacità più penetrante di capire la sinestesia, sia come fusione sensoriale, sia come idea artistica. Comporrà opere quali Il suono giallo (1909) che esprime una mescolanza di colore, luce, danza e ritmo. Le pièces teatrali vengono chiamate composizioni sceniche perchè non rientrano in nessuna delle forme consuete e sono composte da elementi che richiedono incondizionatamente il palcoscenico per la loro rappresentazione.


Vassily Kandinsky, Impressione 3 (Concerto), (1911)

SUONO E COLORE IN WASSILY KANDINSKY

Il dilemma: si può suonare un colore? O si può colorare un suono?
Nei lavori di Kandinsky si può notare un’assonanza tra il colore suonato o il suono colorato.
Kandinskij era in grado di percepire sensazioni uditive in accordo con determinati colori. In un significativo passo di Dello spirituale nell’arte (Kandinsky, 1910)si legge:

«Negli esseri umani più evoluti, le vie che conducono all’anima sono così dirette, e le impressioni psichiche raggiungibili così rapidamente, che un’azione che si eserciti attraverso un senso arriva direttamente all’anima, facendo vibrare per simpatia le vie corrispondenti che vanno dall’anima agli altri organi sensoriali. Si potrebbe paragonare questo fenomeno a una sorta di eco o di risonanza quale si ha in determinati strumenti musicali quando, senza essere toccati, entrano in risonanza con un altro strumento, suonato invece direttamente (...). È chiaro pertanto che l’armonia dei colori deve fondarsi solo sul principio della giusta stimolazione dell’anima umana».


Kandinsky, pagina con annotazioni sulla parte musicale di Violett (1914)

Kandinsky esplora la relazione che intercorre tra suono e colore e usa termini musicali per descrivere le sue opere, definendole “composizioni “ e “ improvvisazioni ”. In Dello spirituale nell'Arte, Kandinsky ricorda la studiosa russa Sacharjin-Unkowskij che elabora un metodo speciale per "trascrivere la musica dei colori della natura" e per "vedere cromaticamente i suoni e udire musicalmente i colori". Per Kandinsky la musica è una sorta di ossessione: i colori vengono da lui avvertiti come un "coro" da fissare sulla tela. Affascinato dalla totale astrazione che si può raggiungere tramite la costruzione musicale, la realtà viene da lui percepita come un'immensa partitura musicale in cui ogni suono, ogni strumento, abbia un colore e una forma e il tutto sia armonicamente amalgamato.

“…Per noi pittori il più ricco ammaestramento è quello che si trae dalla musica. Con poche eccezioni e deviazioni la musica, già da alcuni secoli, ha usato i propri mezzi non per ritrarre le manifestazioni della natura, ma per esprimere la vita psichica dell’artista attraverso la vita dei suoni musicali…”

Ragionando a partire dal punto quale unità formale complessa e principio di movimento, Kandinskij giunge a un accostamento quasi strutturale tra musica (interpretata come arte del movimento) e pittura.

punto inteso come la forma più concisa dal punto di vista del tempo

La sua concezione di un universo armonico di suoni e colori congiunti lo porta a stabilire una connessione tra il timbro di alcuni strumenti musicali, colori, sensazioni: secondo il pittore russo è infatti possibile assegnare a ciascun colore un "suono interiore", una "qualità musicale" che ne esprima l'essenza.


NERO
colore più povero di suono, completo riposo finale



GRIGIO
nessuno



MARRONE
nessuno



VERDE
suoni di violino nel registro medio



VIOLA
corno inglese, chiarina, oboe e, nei toni più profondi, i fiati (basso)



BLU
violoncello



BLU SCURO
contrabbasso, in forma profonda, solenne, organo profondo



AZZURRO
flauto



ROSSO FREDDO, PROFONDO
suoni centrali e profondi del cello



ROSSO FREDDO, CHIARO
suoni chiari e melodiosi di violino o "piccole campane"



VERMIGLIO
tuba, tamburo profondo



ARANCIONE
campane di chiesa,
voce forte di viola


GIALLO
ottoni,
note acute di una tromba sempre più forte


BIANCO
silenzio,
come le pause e i segni di interpunzione in musica




L’analisi condotta dal pittore sul ruolo svolto dal colore e dal suono sulla percezione umana è evidente in questo passaggio tratto da Dello spirituale nell'Arte:

"In generale, il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull'anima. Il colore è il tasto, l'occhio il martelletto, l'anima è il pianoforte delle nostre corde. L'artista è la mano che toccando questo o quel tasto, mette 'opportunamente' in vibrazione l'anima umana. È chiaro pertanto che l'armonia dei colori deve fondarsi solo sul principio della giusta stimolazione dell'anima umana!"

domenica 15 aprile 2007

IL PROGETTO

Può esistere un rapporto tra i colori che ci circondano e i suoni da noi conosciuti?
Il nostro lavoro vuole mettere in relazione questi due elementi per capire se sia possibile determinare una costante tra la percezione dell’uomo per un colore ed il rapporto che esso ha con le note musicali. Ci appresteremo a determinare quali colori vengono percepiti come gravi e quali vengono percepiti come acuti. Se per qualche colore questa differenza potrebbe essere abbastanza palese, per molti colori intermedi sarà interessante vedere come risponderanno i soggetti esaminati. Alla conclusione di tale test, sarà possibile determinare approssimativamente le sensazioni sonore che può provocare la visione di certe tonalità cromatiche.
Un importante esempio riguardante lo studio sulla relazione che può esistere tra colore, forma e suono, è stato proposto da un gruppo di studiosi italiani, un architetto, un musicista e un fisico, che ha elaborato una relazione approfondita sull’acusmetria, la disciplina delle forme geometriche percepite acusticamente. Per approfondire tale argomento, consigliamo la visita al sito www.acusmetria.it, dove è possibile ascoltare degli esempi di forme geometriche. A voi la valutazione sul lavoro proposto.

Il lavoro è stato organizzato in 6 fasi progettuali.


FASE 1: scelta della gamma di colori.



Abbiamo determinando un campione di 36 colori differenziati tra loro per il grado di tonalità, saturazione e luminosità.



FASE 2: scelta della nota grave e acuta.



Partendo dai tasti di un pianoforte abbiamo scelto due note tra le quali intercorre un intervallo di tre ottave e quattro semitoni, trattandosi di un re (grave) e un fa# (acuto).



FASE 3: programmazione di un software da utilizzare per l’esperimento.






Partendo dai valori di colori e suoni stabiliti è stato elaborato al computer un software interattivo da sottoporre ai tester. L’interfaccia presenta due pulsanti che simulano il suono dei due tasti del pianoforte prestabiliti (re e fa#). Al centro, appariranno in modalità random i 36 campioni di colori corrispondenti alla gamma prestabilita. Il tester deciderà l’altezza sonora del colore. Lo sfondo dell’interfaccia grigio è stato scelto per evitare qualsiasi interferenza alla percezione visiva dei tester.



FASE 4: scelta dei 20 tester e inizio dell'esperimento



Come per l'interfaccia, il colore grigio scelto per l'ambiente circostante al tester assicura un livello importante di neutralità.



FASE 5: elaborazione dei dati raccolti.



Elaborazione dei dati raccolti dopo aver sottoposto i tester all'esperimento.



FASE 6: risultati



Abbiamo rilevato che sia possibile suddividere i campioni di colori in quattro gruppi. I colori con suono grave, i colori tendenti al suono grave, quelli tendenti al suono acuto e quelli incerti.
Gli unici campioni colore associati allo stesso modo da tutti i tester sono i colori 1, 2, 4, 14. Tutti questi colori sono stati associati ad un suono grave, sono tutti colori scuri, tendenti al marrone e hanno una prevalenza di colore rosso. I loro valori RGB sono molto bassi e se sommati risultano essere tendenti allo 0 , il nero. Anche i colori raggruppati nell'insieme dei “tendenti al suono grave” (i colori 23, 7, 5, 3, 22, 6, 29, 16, 28) hanno valori di RGB tendenti al nero e luminosità ridotta.
All'interno di questo gruppo però spesso è stato posto anche il colore rosso (255,0,0) definito dai più come “suono grave”, risultato che non ci aspettavamo dato che il campione risulta essere definito dagli stessi allo stesso tempo “squillante”.
Non ci sono stati campioni colore definiti univocamente come suoni acuti ma soltanto “tendenti a...”.Ma possiamo rilevare come tutti i colori chiari e i “colori pastello” ( i colori 34, 8, 25, 20, 35, 26, 19, 21, 11, 24, 10, 18, 13, 36, 12, 32, 9) siano stati raggruppati in un unico insieme di colori con tendenza al suono acuto. Tutti i campioni di colore di questo gruppo hanno valori RGB alti e risultano essere tendenti al 255, il bianco.
L'ultimo gruppo è formato da quei colori che sono stati definiti acuti o gravi con la stessa percentuale di incidenza. Li abbiamo definiti “incerti”(i colori 33, 30, 27, 31, 17, 15) e sono colori composti da valori RGB intermedi, appartenenti alle tonalità del rosso-giallo e del blu.
Questi campioni colore che vengono ritenuti dal tester non totalmente definibili hanno mosso la nostra prima considerazione. L'associazione al suono di questi campioni avviene in corrispondenza con il colore visto in precedenza. Riteniamo che una prima spiegazione a questo comportamento possa essere ricercata negli indici RGB che compongono questi campioni. I valori RGB sono intermedi, quindi tendenti al grigio e ci sembra plausibile che vengano percepiti come neutri di conseguenza difficilmente associabili ad un suono totalmente grave o totalmente acuto; per questa ragione il tester si avvale del rapporto con il colore precedente.
Una seconda considerazione sempre legata alla sequenza dei campioni è il fatto che la sequenza stessa possa influenzare l'associazione sinestesica del tester.
Ripetendo il test su uno stesso soggetto modificando la sequenza dei campioni colore, è emerso che su un medesimo colore può variare la risposta. Crediamo che questo comportamento possa essere derivante da uno dei meccanismi psicologici a cui l'uomo è soggetto: il principio di coerenza. Secondo tale principio siamo portati ad associare i colori della stessa gamma con lo stesso suono. Per esempio chi ha considerato un primo verde come acuto difficilmente ne definirà una diversa tonalità come grave. Il principio di coerenza infatti si basa sulla necessità di apparire coerenti con ciò che si è detto o fatto in precedenza, questo per evitare di rimettere in discussione le proprie idee risparmiando così un ulteriore analisi.


CONCLUSIONI

Dopo aver analizzato i risultati di questo test, pensiamo che sia possibile parlare di sinestesia tra suono/colore in soggetti normali. È una sinestesia visivo/uditiva fra altezza del suono e luminosità del colore, dove i suoni gravi sono generalmente associati a gradazioni di colori scuri e viceversa i suoni acuti a colori chiari.
Sarebbe molto interessante poter implementare l'esperimento aggiungendo altre variabili e parametri, come per esempio l'intensità del suono oppure un suono intermedio tra i due. Un’ipotesi che si potrebbe cercare di verificare è se esistono particolari predisposizioni genetiche che portano l'uomo a privilegiare determinate corrispondenze suono/colore. O più precisamente se le relazioni che intercorrono sono una conseguenza indiretta delle convenzioni culturali che ci conducono a relazionare umori/colori e umori/altezze sonore. È possibile che suono e colore vengano associati in base allo stato d'animo che ci suscitano; questa potrebbe essere una spiegazione del perché il colore rosso venga associato al gruppo dei colori “tendenti al suono grave”. Potrebbe essere interessante vedere quindi come i soggetti reagirebbero in presenza di sequenza musicali appositamente studiate per suscitare degli stati d'animo.